Sapori unici la dove esplodono silenziose ma imponenti arte, storia, cultura e tradizione
Rocca, come la chiamano i cilentani, ma per la precisione Roccagloriosa, è una di quelle terre
situate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che sono un po’ una sorpresa inaspettata
incastonata in altri tesori più o meno noti. Già la sua posizione ne fa un luogo privilegiato, essendo
l’antichissimo borgo incastonato in una valle formata dai fiumi Mingardo e Bussento, a ridosso del
Monte Bulgheria, con una vista spettacolare sul Golfo di Policastro. Una meta da scoprire a passi
lenti perché ogni angolo ha racconti da ascoltare, panorami mozzafiato da ammirare e contemplare
e una storia millenaria testimoniata dai numerosi e interessanti reperti archeologici ivi rinvenuti e
custoditi nei suoi musei.
Dopo Paestum e Velia, Roccagloriosa offre infatti gli scavi archeologici più interessanti del Cilento
ove si possono osservare la Necropoli di Fistelia un tempo fiorente città lucana. Due tombe risalenti
al IV –III SEC. a.C. sono ivi ben visibili e in esse sono state ritrovati diversi oggetti preziosi,
gioielli, ceramiche a figura rossa, conservati adesso nell’Antiquarium di Borgo Sant’Antonio.
Qui arte, cultura, storia si fondono e di essi brulicano quei graziosi vicoletti del Centro storico ove
passeggiare rasserena e allo stesso tempo incuriosisce. Tortuose scalinate, palazzi signorili, chiese
antiche, profumi di tradizione, lasciano i visitatori piacevolmente stupefatti.
Pochi sanno che in uno di quei palazzi signorili sbocciò un amore che avrebbe regalato al mondo
risate ed allegria senza tempo perché portò al concepimento dell’amatissimo Principe Antonio de
Curtis in arte Totò. L’emozione di trovarsi dinanzi a quell’edificio è indescrivibile e finanche chi
non conosce benissimo la storia di questo apprezzato attore e la sua filmografia, non potrà rimanere
indifferente nel pensare e immaginare che quelle mura furono custodi del segreto amore di Anna
Clemente e il suo marchese.
Molte di queste abitazioni hanno uno stile architettonico tipico che colpisce per la particolarità e il
tutto ha una bella armonia gradevole alla vista.
In questa contesto scenografico che si attaglia e sposa perfettamente con essa, da ormai oltre dieci
anni si ripete la singolare Rocca delle Arti, manifestazione dove musica e canti popolari, artisti di
strada, gastronomia, mestieri, trovano massima espressione allietando il pubblico degli
appassionati.
A Roccagloriosa qualcuno ha pensato di produrre un dolce tipico della tradizione per far si che i
sapori di un tempo non andassero perduti. In passato era consuetudine prepararlo in occasione dei
matrimoni e l’antica ricetta prevedeva la lavorazione di mandorle, zucchero o miele e acqua. Si
spezzettavano le mandorle e poi le stesse venivano unite allo zucchero e all’acqua ed il tutto si
versava in una pentola dove l’impasto andava girato continuamente con un paletto di legno e fatto
cuocere a fuoco sostenuto finche non diventava caramelloso. Quindi il composto andava tolto dal
fuoco e versato su una base di marmo unta precedentemente con olio e poi steso con il matterello.
Da quel pezzo unico quindi si tagliavano delle strisce di torroncini spessi non più di 1 cm e lunghe
circa 5 cm. Infine le strisce venivano bagnate nello zucchero solido e lasciate ad asciugare.

Ad ogni matrimonio di Roccagloriosa, in casa durante la festa, venivano serviti questi deliziosi
dolcetti che rischiavano col tempo e con il mutare delle abitudini sui festeggiamenti nuziali, di non
essere più preparati finendo nell’oblio.
Ad impedire che ciò accadesse è intervenuta l’azienda Cavaliere che ancora oggi segue l’antica
procedura per produrre i torroncini degli sposi, un dolce speciale che racconta e identifica un luogo
incantevole, che ami a prima vista e che lasci col desiderio di tornare per rivivere quella quietudine
dell’anima che sempre più di rado si riesce a provare.