Eating local

Il vero viaggio entra nei sapori

Mangiare locale e vivere emulando le abitudini degli abitanti dei luoghi per il periodo del soggiorno è il modo migliore per viaggiare.

Assaporare piatti tipici delle località che si visitano è come vivere un viaggio nel viaggio. I percorsi del gusto, del vino, olfattivi, sensoriali, non sono altro che modi ulteriori per addentrarsi nelle mete prescelte e coglierne l’essenza. Non a caso taluni prodotti finiscono per divenire emblemi dei territori stessi e i produttori ambasciatori delle terre che con le loro produzioni fanno conoscere nel mondo.

Eating local nasce come progetto di scoperta condivisa di tutto ciò che va assaporato nei posti oggetto di narrazione.

Le esperienze di viaggio possono considerarsi davvero complete solo se si riesce ad entrare nelle cucine, nelle aziende agricole, se si prepara la pasta fatta in casa insieme alla nonna del paese, se si assaggia il formaggio fatto dal casaro del luogo utilizzando il latte delle capre nutrite coi frutti di quella terra, se si pigia l’uva raccolta in vigna prima di degustare il vino che se ne ricava, se ci si spalma sul viso crema fatta con l’olio d’oliva locale, e via dicendo.

Le protagoniste di Eating local saranno esperienze di viaggio immersive e narrazioni di affascinanti storie di comunità italiane fatte coinvolgendo anche esperti e cuochi che, dei piatti e prodotti degustati, forniranno notizie dettagliate, perché mangiare locale significa anche conoscere il cibo che si mangia.

Il cibo locale sarà il punto di partenza per scoprire tradizioni passate che non vanno dimenticate, per dare risalto ai colori di tavole imbandite secondo usanze particolareggiate, alle spezie usate, ai profumi, agli aneddoti.

Con Eating local mangeremo insieme locale nel senso ampio del concetto: perché è una scelta da viaggiatore attento alla salute, all’ambiente e all’economia locale oltre che

una opzione da reale scopritore dei luoghi nel profondo e non solo in superficie.

Buon viaggio italiano con “Eating local” dell’Experience Blog di Simona Mazzeo.

di Simona Mazzeo

Struffoli salati in brodo

(WeEATCilento)

 

Struffoli salati in brodo

Gli struffoli sono noti, soprattutto nel sud Italia, come dolce natalizio. A seconda delle zone li si prepara piccoli e croccanti o più corposi e morbidi, per poi guarnirli con miele e frutta candita, oppure miele e confettini o ancora miele e noci.

Un dessert che accompagna le feste da sempre e che nel Cilento qualcuno prepara anche in versione salata meno conosciuta eppure squisita.

Gli struffoli salati sono un piatto povero che richiede pochi e semplici ingredienti ma che appaga e fa fare un salto nel passato, riportando la mente a quando le nonne preparavano il brodo di gallina alle puerpere e lo arricchivano con gli struffoli salati per renderlo più sostanzioso, perché era convinzione condivisa che il brodo facesse “latte” ovvero aiutasse le neomamme nella produzione di latte per i loro neonati.

Al di la del ricordo della tradizione e della veridicità o meno delle credenze passate ad esso collegate, il piatto in inverno è un toccasana energizzante e di successo per di più molto gustoso, che in molte case si prepara ancora e che vale la pena assaggiare.

La ricetta

Ingredienti per gli struffoli salati:

500 grammi di farina di tipo 0, mezzo bicchiere di olio di semi, tre uova intere, un pizzico di sale, un cucchiaino di pane degli angeli.

Ingredienti per il brodo:

3 Carote, sedano, olio d’oliva, sale ( a piacere si può aggiungere carne di gallina o pollo).

Preparazione degli struffoli salati:

Disporre sulla spianatoia la farina a fontana, aggiungere al centro le tre uova intere, un pizzico di sale, l’olio e il pan degli angeli. Quindi amalgamare il tutto portando al centro gradualmente la farina e poi impastare fino a formare un panetto dalla consistenza media. Con l’impasto creare dei filoncini che andranno poi tagliati a dadi. La procedura va ripetuta fino a quando non sarà stato utilizzato tutto l’impasto. A questo punto gli struffoli vanno fritti in abbondante olio d’oliva e riposti su carta assorbente prima di essere versati nel brodo.

Preparazione del brodo:

Il brodo della tradizione si prepara mettendo a bollire in una pentola piena di acqua un cosciotto di gallina o pollo insieme a tre carote, del sedano, sale e olio di oliva. Ma in molti optano per la versione vegetariana senza carne.

Quando il brodo sarà pronto vi si verseranno gli struffoli che bolliranno per 5-7 minuti, per poi essere messi nel piatto e serviti caldissimi, aggiungendo a piacere peperoncino piccante.

Taralli Clentani 

(WeEATCilento)

 

In molte zone dell’Italia meridionale il “Tarallo” è un dolce tipico del Carnevale. Invece nel Cilento è tradizionalmente il dolce che non può mancare nei giorni di festa più importanti (o almeno cosi è stato fino a qualche anno fa) e infatti in passato lo si serviva elegantemente, spesso in vassoi ornati di merletti, finanche alle cerimonie nuziali.

Meno conosciuti rispetto a quelli salati, i taralli in versione dolce, nel Cilento solitamente vengono preparati al “naspro”, ovvero dopo la cottura immersi in una glassa preparata con zucchero, acqua e limone. Ma sono ottimi anche nella versione semplice ovvero senza glassa.

Il tarallo cilentano ha una peculiarità non da poco: “si scioglie in bocca”. E’ duro ma non troppo, friabile e leggero, soprattutto se preparato senza sugna (vedi ricetta che segue).

Viene guarnito, a seconda dei gusti, con diavoletti colorati o con scaglie di cioccolato e piace a grandi e piccini. Perfetto a colazione ma anche come dessert.

Gli anziani dicono siano ottimi addirittura “inzuppati” nell’acqua di mare, ovviamente e rigorosamente mare cilentano.

Il tarallo cilentano non lo trovi ovunque, neanche nelle pasticcerie, ma sono le donne del posto a tramandarne la ricetta di generazione in generazione.

Pertanto, se durante un viaggio nel Cilento, tra le tante prelibatezze, assaggerai anche il suo tarallo tipico, aggiungerai un importantissimo tassello alla tua esperienza del gusto nelle terre cilentane. Perché tale degustazione sarà indicativa di un contatto diretto con la tradizione e con chi sa farla vivere e assaporare.

Ricetta

Ingredienti:

  • 1kg di farina 00

  • 10 uova intere

  • 150 g di zucchero

  • 4-5 cucchiai di Vermouth

  • 4-5 cucchiai di succo di limone

  • 1 bicchiere di olio di oliva

  • 2 cucchiaini rasi di lievito per dolci

  • 4 cucchiai di latte

  • 1 pizzico di sale

Per il napro:

  • 500 g di zucchero a velo

  • 2 cucchiai di succo di limone

  • Acqua quanto basta

  • Diavoletti o scaglie di cioccolato

Procedimento

Lavorare le uova intere con lo zucchero, l’olio, il pizzico di sale, il liquore e il succo di limone. Sciogliere il lievito in un po’ di latte tiepido e aggiungerlo insieme alla farina gradualmente agli altri ingredienti amalgamati. Quindi impastare il tutto. Aggiungere farina quanto basta di volta in volta per rendere il composto meno appiccicoso.

Quindi creare dei filoncini e unirli dando all’impasto la forma classica del tarallo. La grandezza è a piacere. Disporli su una teglia rivestita con carta da forno e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 25/30 minuti. Tirarli fuori dal forno quando saranno dorati.

Quindi preparare il naspro sciogliendo lo zucchero in acqua bollente e mescolando per circa 15 minuti. Aggiungere il succo di limone dopo aver spento il fornello.

Immergere i taralli nel naspro e disporli di nuovo sulla teglia. Aggiungere i diavoletti o le scaglie di cioccolato a scelta. Far asciugare, disporre su un vassoio e degustare.

Il Cruscamisù

(WeEATCilento)

 

Dolce capolavoro gastronomico nato nella cucina del Ristorante PanCraZio

Le experience del gusto che rimangono realmente impresse sono quelle che sanno sorprendere il palato ma anche l’anima.

Ed alle fine di un pranzo o di una cena all’insegna di sintonie di sapori e colori, nonché assonanze sentimentali, non può che imprimere una forte carica emozionale finale il dessert con protagonista un inaspettato quanto originale Cruscamisù.

Il cruscamisù è un dolce senza fronzoli ma che, sin dal primo assaggio, può mandare letteralmente in estasi.

Realizzato con un peperone crusco cilentano o “sciuscillone” ricoperto di cioccolato fondente e con all’interno un ripieno di crema di mascarpone dal sapore delicato, ha del tiramisù tradizionale la capacità di mettere di buonumore e ricaricare, qualificandosi come un peccato di gola che val davvero la pena di vivere per la frizzante sensazione che sa evocare grazie alla maestria nell’abbinamento degli ingredienti.

Le sue leggere note piccanti si intrecciano con l’amaro gradevole del cioccolato fondente che si infrange nella dolcezza infinita della crema di mascarpone, dando vita senza dubbio ad uno dei fiori all’occhiello del Ristorante PanCraZio, presso Palazzo Gentilcore nel meraviglioso borgo di Castellabate.

A rendere addirittura sublime tale experience del gusto a base di dessert Cruscamisù è l’abbinamento molto ben riuscito con del Ratafià, un liquore a base di Aglianico di Taurasi, invecchiato in botti di legno, che viene servito in accompagnamento al dolce.

Il Ratafià lo definirei un elisir che ha del magico. Il suo aroma, molto particolare, deriva dall’aggiunta, sapiente, di foglie di amarena e ciliegio oltre a ben 12 erbe differenti, in infusione con alcool e zucchero.

E così, tra una cucchiaiata di Cruscamisù e qualche sorso di Ratafia di Taurasi, seduti alla tavola del Ristorante PanCraZio, magari sotto ad uno dei meravigliosi fichi presenti sul terrazzo della struttura, lasciarsi avvolgere dalla beltà di paesaggi castellani di smisurata bellezza, regalerà gioie difficilmente obliterabili.

di Simona Mazzeo

Torta di fichi cilentani

(WeEATCilento)

 

La colazione cilentana estiva prevede anche leccornie come la buonissima “ Torta di fichi cilentani”. L’ideale è prepararla con i primi fichi di agosto che hanno un sapore più unico che raro. Nel dolce che vi propongo utilizzo la polpa dei fichi sia nell’impasto che per guarnire.

Gli ingredienti adoperati mettono in risalto la dolcezza “delicata” propria del frutto ed il risultato è una torta che regala al palato piacere immenso al punto che è difficile fermarsi alla prima fetta.

La ricetta

Ingredienti: 20 fichi di media grandezza, 400 g di farina 00, 4 uova, 2 bustine di lievito per dolci, 100 ml di olio di semi, 300 g di zucchero semolato, 3 vasetti di yogurt bianco o alla vaniglia, 50 ml di latte.

Preparazione:

Il primo passaggio fondamentale è l’utilizzo di fichi freschissimi appena raccolti. Ne occorrono circa 20. Dopo averli raccolti vanno lavati sotto acqua corrente e sbucciati. La metà di essi sarà utilizzata nell’impasto e quindi tagliata a cubetti. Gli altri serviranno per guarnire, aperti a metà.

In una ciotola versare lo zucchero e le 4 uova e montare tutto insieme.

Aggiungere poi gradualmente l’olio e lo yogurt, preferibilmente a temperatura ambiente. Continuare a montare e incorporare la farina e il lievito. Unire i fichi tagliati a cubetti all’impasto. Imburrare una teglia e versare il composto.

Guarnire con l’altra metà dei fichi ed infornare a 180 gradi per circa 50 minuti.

Far raffreddare e poi servire.

Suggerimenti: Se alla base del vassoio si mettono un paio di foglie di fico su cui adagiare la torta l’effetto visivo sarà ancora più scenografico.

Per i più golosi, si può aggiungere a piacere dello zucchero di canna o del miele sulla superficie.

La torta di fichi cilentana è perfetta per la colazione ma viene in realtà apprezzata a tutte le ore, anche come dessert, in abbinamento con del limoncello freddo.

di Simona Mazzeo

Per le vie di Paestum puoi mangiare non solo la migliore mozzarella del mondo ma anche fishburger superlativi

(WeEATCilento)

 

Se vieni nel Cilento la prima cosa a cui pensi (e non a torto), nel momento in cui ti viene fame, è la mozzarella di bufala.

Per tale ragione, soprattutto quando si passa per la meravigliosa Paestum, tappa obbligata ed assai gradita è un po’ per tutti quella in uno dei diversi e rinomati caseifici della zona dove si possono degustare mozzarelle, bocconcini, dolci e gelati al latte di bufala, che lasciano letteralmente senza parole.

Ma a chi, come me, è alla continua ricerca di sapori nuovi, che arricchiscano i ricordi legati ai luoghi, suggerisco una mia recente scoperta estasiante.

Si tratta di un fishburger superlativo che preparano in uno dei locali più carini di via Tavernelle a Paestum ovvero il Ristorante Gin Gin.

Il Ristorante si raggiunge passeggiando a poca distanza dall’area archeologica, in un contesto a luci soffuse, tranquillo e molto romantico, frequentato nelle serate estive da bella gente.

Il menù appare subito molto interessante ma io ho preferito e ordinato istintivamente il fishburger “Locomotiva” che è un mega panino morbidissimo farcito con cotoletta di tonno, stracciatella di bufala, pomodoro, medaglione di melanzane fritto, pesto al basilico.

Avete letto bene, contiene stracciatella di bufala e non potete immaginare questi ingredienti che mix esplosivo siano per il palato.

Un boccone tira l’altro ma è talmente grande che difficilmente potrai morderlo pertanto converrà adoperarsi con forchetta e coltello.

Oltre che per “ Locomotiva” si potrà optare per almeno altre dieci varietà di fishburger molto originali, con ingredienti e nomi abbastanza stuzzicanti da farmi tornare.

Vi è inoltre una varia offerta di sfizioserie e fritti che credo riesca ad accontentare un po’ tutti.

Ho scoperto musica per il palato e non sto esagerando.

Una experience del gusto da vivere e ripetere.

di Simona Mazzeo